Supply Chain Risk Management: l'ecosistema Coface-Ivalua

Supply Chain Risk Management: l'ecosistema Coface-Ivalua

Supply Chain Risk Management: il nuovo ruolo della gestione del rischio come vantaggio competitivo

In un contesto economico caratterizzato da volatilità, tensioni geopolitiche e filiere sempre più globali, la gestione del rischio nella supply chain non è più un'attività di controllo, ma una componente strategica del procurement. Identificare tempestivamente i segnali di allarme dei fornitori e integrare le informazioni di rischio nei processi decisionali garantisce continuità operativa.

In questo scenario assume particolare rilevanza l'ecosistema Coface-Ivalua: l'integrazione di dati aggiornati e qualificati all'interno dei processi di procurement consente di trasformare il rischio in una leva strategica.

Per approfondire il ruolo della risk intelligence a supporto delle decisioni di acquisto e comprendere come le aziende stiano evolvendo i propri modelli di gestione del rischio fornitori, Salvatore Raia, Direttore Commerciale Business Information di Coface Italia, ha raccolto la testimonianza dell'Head of Administration & Finance di un'importante realtà industriale. L'incontro si è svolto nell'ambito dell'Ivalua Procurement Innovation On Tour, evento dedicato all'innovazione nel procurement che ha riunito professionisti ed esperti del settore a Venezia il 14 maggio 2026.

L'azienda ha adottato l'ecosistema integrato Coface-Ivalua con l'obiettivo di ottenere una visione strutturata del profilo di rischio dei fornitori e supportare decisioni di acquisto sempre più consapevoli. Nel corso dell'intervista, il responsabile ha raccontato il percorso di evoluzione intrapreso nella gestione del rischio fornitori e i principali benefici derivanti dall'integrazione tra procurement e risk intelligence.


Il nuovo ruolo della gestione del rischio nella supply chain

Salvatore Raia: Dal vostro punto di vista, cosa è cambiato negli ultimi anni nella gestione del rischio lungo la supply chain?

X: È cambiato soprattutto il contesto in cui operano le aziende industriali. Negli ultimi anni abbiamo assistito a crisi geopolitiche, forte volatilità dei mercati e tensioni crescenti sulle filiere globali, che hanno reso la supply chain molto più esposta e meno prevedibile rispetto al passato.

Per realtà che lavorano su commesse complesse e di lunga durata, questi fattori esterni hanno un impatto diretto sulla capacità di pianificare, eseguire e portare a termine i progetti secondo le tempistiche e i costi previsti. Tutto questo ha evidenziato in modo chiaro i limiti di un approccio tradizionale al rischio, spingendoci verso modelli di gestione più evoluti.

S.R.: Quanto è importante per il procurement avere una visione che vada oltre il dato finanziario, includendo rischio paese, continuità operativa e affidabilità complessiva?

Y: Il dato finanziario, da solo, non è sufficiente a rappresentare il reale profilo di rischio di un fornitore. Un fornitore può essere finanziariamente solido, ma trovarsi in un contesto paese instabile. Per il procurement è quindi essenziale disporre di una visione integrata che consideri anche rischio Paese, affidabilità operativa e continuità nel tempo. Questo approccio consente non solo di prevenire problemi, ma di prendere decisioni più consapevoli, coerenti con gli obiettivi di progetto e con le aspettative di clienti, partner e stakeholder istituzionali.


L'integrazione tra procurement e risk intelligence

S.R.: Può raccontarci come la sua azienda ha strutturato il proprio modello di gestione del rischio fornitori all’interno dei processi di procurement e in che modo questo approccio supporta concretamente i buyer e le funzioni acquisti nel quotidiano?

X: Il nostro modello si basa su un principio molto chiaro: il rischio non va gestito come un’attività separata, ma va integrato direttamente nei processi di procurement.

Nella piattaforma SRM basata su tecnologia Ivalua, abbiamo costruito un sistema che accompagna l’intero ciclo di vita del fornitore: questo ci consente di avere una valutazione strutturata e coerente del rischio fornitore, che evolve insieme alla relazione commerciale e al ruolo che assume. In questo modo il rischio diventa parte integrante delle decisioni di acquisto e non un controllo aggiuntivo a valle del processo. L’aspetto più rilevante è che il buyer non è più chiamato a fare, ogni volta, un’analisi complessa e manuale del rischio.

Questo consente al buyer di prendere rapidamente una decisione consapevole: se procedere normalmente, se attivare un approfondimento o se coinvolgere altre funzioni. Il beneficio è duplice: da un lato si alleggerisce significativamente il carico operativo sulle funzioni acquisti e sulle strutture a monte, dall’altro si garantisce un approccio coerente e standardizzato alla gestione del rischio, indipendentemente dal paese o dalla categoria merceologica. In sostanza, il rischio diventa uno strumento di supporto alle decisioni, non un ostacolo al business.


La scelta di Coface come partner di risk intelligence

S.R.: Cosa vi ha portato a scegliere Coface come partner per supportare la valutazione e il monitoraggio del rischio nella supply chain?

X: Abbiamo scelto Coface perché è il partner che ha interpretato meglio la nostra filosofia nella gestione del rischio fornitori. Cercavamo un partner in grado di offrirci una valutazione del rischio attuale, costruita su una pluralità di informazioni provenienti da ambiti diversi: non solo finanziari, ma anche operativi, di contesto e di comportamento del fornitore nel tempo.

S.R.: Cosa rende l’informazione Coface particolarmente utile all’interno dei processi digitali di procurement?

X: L’informazione Coface è particolarmente utile perché nasce da una cultura del rischio molto solida. Coface proviene dal mondo assicurativo, dove la capacità di valutare correttamente il rischio è il presupposto stesso del modello di business. Questo significa lavorare su informazioni aggiornate, dinamiche e costruite su più dimensioni, non limitate ai soli dati di bilancio, ma arricchite da elementi operativi, di contesto e di comportamento del fornitore nel tempo.

In un contesto di procurement digitale come quello di Ivalua, questo approccio è estremamente coerente: consente di rappresentare il rischio fornitore in modo sintetico ma significativo, aiutando il buyer a comprendere rapidamente il profilo complessivo del fornitore.


L'integrazione dell’ecosistema Coface-Ivalua

S.R.: Come avete integrato le informazioni Coface all’interno della piattaforma Ivalua?

X: L’integrazione delle informazioni Coface all’interno di Ivalua è stata relativamente semplice ed efficace, grazie a due fattori chiave. Da un lato, il lavoro del nostro dipartimento di Information Technology, che ha accompagnato il progetto fin dalle fasi iniziali; dall’altro, la presenza di modelli di integrazione già maturi sia in Ivalua sia in Coface.

Questo ci ha permesso di integrare le informazioni di rischio in modo strutturato, rendendo il dato costantemente sincronizzato all’interno della piattaforma Ivalua. Non si tratta quindi di un’informazione “a chiamata” o sporadica, ma di un flusso continuo che consente di avere sempre una fotografia aggiornata del profilo di rischio del fornitore. 

S.R.: Quali benefici avete riscontrato in termini di efficienza dei processi, governance del rischio e supporto alle decisioni di acquisto?

X: I benefici principali che abbiamo riscontrato sono sostanzialmente tre.

Il primo è una maggiore efficienza, grazie a processi più fluidi e automatizzati: l’informazione di rischio è già disponibile nel flusso operativo e non richiede attività manuali o verifiche esterne.

Il secondo è una maggiore coerenza decisionale, perché il rischio viene valutato sulla base di criteri omogenei per tutti i fornitori, indipendentemente dal buyer, dal paese o dalla categoria merceologica.

Il terzo è una migliore governance del rischio, basata su una visione strutturata, condivisa e tracciabile nel tempo. Le informazioni rimangono infatti all’interno della piattaforma e sono scalabili nel tempo: questo consente non solo di supportare le decisioni nel quotidiano, ma anche di ripercorrere ex post il processo decisionale, ad esempio in caso di audit o di verifiche interne.

In questo modo il procurement opera con maggiore autonomia e responsabilità, e l’azienda dispone di un sistema che rafforza la solidità complessiva delle decisioni di acquisto e del business nel suo insieme.


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